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La classe non è acqua…

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.”

Haudrey Hepburn non andrebbe nemmeno presentata. È senza dubbio una delle donne che ha creato la storia del cinema. Vincitrice di due Oscar, di tre Golden Globe, di un Emmy, di un Grammy Award, di quattro Bafta, di due premi Tony e di tre David, la Hepburn fu una delle figure di spicco del cinema statunitense  degli anni cinquanta e sessanta. L’ american Film Institute ha inserito la Hepburn al terzo posto tra le più grandi star della storia e ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street.

Detto ciò, se non la conoscete abbastanza vi sprono a farlo… ve ne innamorerete…

Filmografia:

Colazione da Tiffany, Blake Edwars

Sciarada, film del 1963 diretto da Stanley Donen.(Il finale del film, con i due protagonisti che si baciano, si vede in una scena di Pretty Woman di Garry Marshall).

Vacanze romane, film del 1953 diretto da William Wyler

Guerra e pace, di King Vidor del 1956.

Sabrina, di Billy Wilder del 1954.

My fair lady, di George Cukor del 1964.

Bibliografia:

Colazione da Tiffany, di Truman Capote.

The unsuspecting Life, racconto  scritto nel 1961 da Peter Stone.

Audrey Hepburn ha ispirato la figura della criminologa  Kendall, protagonista della serie a a fumetti julia-le avventure di una criminologa,.creata da Giancarlo Berardi e pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore.

Pigmalione, di George Bernard Show.

Discografia:

Le colonne sonore di questi film contengono già delle “perle”: sentirete le inequivocabili note di Moonriver, brano musicale composto da Johnny Mercer e Henry Mancini nel 1961.

Vi suggerisco però, per assonanza con il titolo di un film, di ascoltare la bellissima voce di Antonella Ruggiero dei Matia Bazar…

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Il codice del samurai

6 aprile 2020. Inizio della 5 settimana di reclusione nelle case di tutta Italia.

“Si dice che ciò che siamo soliti definire “lo spirito di un epoca” sia una cosa a cui non possiamo tornare.
Il fatto che questo spirito tende gradatamente a dissiparsi è dovuto all’approssimarsi della fine del mondo. Pertanto sebbene coltiviamo il desiderio di riportare il mondo contemporaneo allo spirito di cento o più anni fa, ciò non è possibile, dunque è importante che da ogni generazione si tragga il meglio.”

dal film “Ghost Dog”.

Moderno cavaliere errante, micidiale assassino, è chiamato Ghost Dog perché, come un cane fantasma, non lascia tracce. Comunica solo con piccioni viaggiatori, malinconico, schivo, usa poche parole auto-emarginatosi da un mondo che vede ostile, ha le movenze agili di un ballerino, appassionato di cartoni, afroamericano con un cuore da Samurai.

Ecco qua “Ghost Dog, la via del samurai”, il capolavoro di Jim Jarmush che dirige un altrettanto eccelso Forest Whitaker, in un gangster movie dove però la violenza viene filtrata attraverso la lettura di riferimento del protagonista, sua Bibbia personale: si tratta del Libro del Samurai, che lo contraddistingue infatti per generosità d’animo e rispetto per i più deboli.

È un film che si nutre di opposti tra sparatorie, humour e filosofia zen, che sottolinea come entità separate possano appartenere allo stesso movimento dell’ essere.

Consiglio questo film perché è un affresco perfetto di una società svuotata dai valori morali, alla ricerca, improbabile ma a suo modo romantica di nuovi codici comportamentali ed etici.

Che sia d’ ispirazione o di puro svago in un momento storico certamente non facile, in cui credo un po’ tutti si siano posti delle domande su se stessi. Sicuramente vi entrerà nel cuore.

Buona visione.

DISCOGRAFIA:

In questo caso ascoltate proprio il disco della colonna sonora del film, di Rza, alias Robert Fitzgerald Diggs, rapper, produttore e leader dei Wu Tang Clan.

Killah Priest.

Public Enemy.

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Telefono Casa

Durante una missione sulla Terra per studiarne la vegetazione, una navicella aliena dimentica uno dei membri dell’equipaggio al momento della partenza. L’alieno, abbandonato in un mondo che non è il suo, trova aiuto e amicizia tramite un bambino umano di 10 anni, Elliot. Il ragazzo, e i suoi amici, aiuteranno il piccolo alieno a rimettersi in contatto con i suoi simili per tornare a casa.

Sicuramente ET, non ha bisogno di presentazioni. È uno di quei film, che non sai come, ma appartiene al tuo bagaglio culturale. Segna un passaggio per chiunque a quanto pare.

Forse però non tutti sanno che… uscito nel 1982 NON VINSE L’OSCAR ne come miglior film, ne per regia, sceneggiatura o fotografia

Incredibile. Personalmente ho sempre trovato questa scelta completamente sbagliata. Ingiusta a dirla tutta. Li vinse Gandhi, che sarà pur sempre un bel film , ma non poteva nemmeno competere con la GRANDEZZA, il GENIO, e la POESIA di un maestro SPIELBERG, in pieno stato di grazia.

ET era ed è un film completamente innovativo. Una sceneggiatura altamente più originale di quella scritta ispirandosi alla vita reale del Mahatma Gandhi, al venticinquesimo posto nella classifica dei “100 film americani più belli di tutti i tempi”.

Spielberg ha dichiarato di essersi ispirato alla storia di Peter Pan: i protagonisti infatti rappresentano i bambini sperduti, mentre E.T. è Peter.

Il piccolo alieno viene aiutato dai ragazzini proprio come Peter viene salvato dai bimbi sperduti contro i pirati (che in E.T. sono gli scienziati).

I produttori, insieme al regista, concordarono sul fatto che E.T. doveva essere brutto ma non spaventoso.

“Una tartaruga senza guscio. La tenerezza e l’affetto che suscita non si deve basare sul fatto che è carino.”

Una delle scene più spettacolari, non solo del film, ma dell’intero panorama cinematografico, è sicuramente quella in cui E.T. spicca il volo con Elliot sulla bicicletta (scena che in seguito è stata più volte citata e omaggiata in tante altre pellicole).

Quello che potreste non sapere è che la scena in questione è a sua volta un omaggio ad uno dei film preferiti di Steven Spielberg, Miracolo a Milano di Vittorio de Sica… film nel quale “i barboni volavano in piazza Duomo”.

Questo è il bello del cinema…quando pensi che sia arrivato il THE END, se vuoi scopri il seguito…e il seguito..e il seguito…

FILMOGRAFIA:

ET, Stephen Spielberg

MIRACOLO A MILANO, Vittorio De Sica

TELEFILM:

STRANGER THINGS

BIBLIOGRAFIA:

PETER PAN E WENDY, opera teatrale di J. M. Barrie

LA STORIA DEI MIEI ESPERIMENTI CON LA VERITA, Mahatma Gandhi

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Parole, parole, parole

1 Aprile 2020

Oggi sarebbe stato bellissimo scoprire che tutta questa brutta storia fosse stato uno scherzo. Ed invece no. La primavera ci ha stuzzicato, qui a Milano per lo meno. Ti affacciavi alla finestra ed io sole inondava. Mi son fatta forza.

A suon di Desenrascanco (portoghese): parola usata per districarsi abilmente da una situazione problematica.

E di ….Orenda…ebbene si. Dall’Huron, una delle lingue irochesi e che rappresenta la volontà di cambiare il mondo.

A volte, le parole son solo parole. Servono. Ci danno l’input.Ma poi i fatti si dimostrano nella vita quotidiana di tutti i giorni.

L’ ho capito in questi giorni di quarantena…quando tutti stanno facendo impazzire il traffico dei dati..

E poi ci sono io…che penso che l’unica cosa sbagliata siano gli abbracci e i baci non dati

FILMOGRAFIA:

“Se mi lasci ti cancello”

“The Truman Show”

“Braveheart”

“Il primo cavaliere”

DISCOGRAFIA: 

Homogenic, Bjork

Nevermind, Nirvana 

Irbis37

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Reunited-Leaving Las Vegas.

“Per me il fatto è che in fondo tutti e due sapevamo di avere poco tempo.
E io,lo avevo accettato per quello che era.E non m’aspettavo che cambiasse.
E credo che lui sentisse per me la stessa cosa.
Avevo bisogno del suo dolore, e lui del mio”.

Silenzio in sala per favore che questa pellicola è di Mike Figgis: regista, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, attore e anche musicista preparato, che firma quasi tutte le colonne sonore delle sue pellicole ( suonando eccellentemente la tromba).

Via da Las Vegas è solo uno dei suoi celebri film, candidato all’ Oscar nel 1996, tratto dall’ omonimo romanzo di John o’ Brien, con un incredibile Nicolas Cage, che ammise di essersi realmente ubriacato per prepararsi meglio al ruolo.

Figgis qui oltre che regista, si ritaglia un cammeo dove veste i panni di un mafioso russo. Poi ci regala l’ incredibile colonna sonora.

Stessa storia per ” La perdita dell’ innocenza”, del 1999.

La vicenda racconta la vita sessuale di un regista cinematografico, Nic, suddivisa in 3 parti ma raccontata con un escamotage stilistico della narrazione che non procede secondo una linea retta. Lo rende avvincente e stimolante, proprio perché la diegesi non procede regolarmente.

Qui Figgis accosta musica da camera ( Mozart, Chopin, Schumann, Beethoven) a sue composizioni tra le quali Twins e An eye for an eye.

Buona visione e buon ascolto.

Non si può sempre lavorare…in quarantena.

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La trasformazione


Cosa fa un’ ottimista di fronte allo sfacelo?

Ci vedo la possibilità di trasformare le cose.

È ciò che fai della perdita e del dolore che fa la differenza.
E la malinconia…pure quella teniamo…non va mica sprecata.valiamo quello che lasciamo sul tavolo..

Le dinamiche e le reazioni che possono scaturire da questa improvvisa, sconvolgente vicenda che stiamo vivendo, caro lettore sono infinite.

A volte, potremmo aver subito una serie così letale di contraccolpi dalla vita esterna, da sentirci impotenti, bloccati in un ciclo.

Ebbene, può darsi. Capita.

Ma quello che ho imparato, attraverso anche lo studio della filosofia buddista, è che Alzando la testa, guardando in faccia il problema, possiamo innescare la nostra personale rivoluzione umana, cioè affinare la nostra propria conoscenza dell’ umanità.

Adesso per non annoiarti troppo (ma tanto leggere qua è gratis perciò non sbuffare), ti lascio quello per cui in fondo sei qui..

A presto

Filmografia:

“Ogni maledetta domenica”, di Oliver Stone.

“Prova a prendermi”, di Steven Spielberg.

“The Martian”, di Ridley Scott.

“Goonies”, di Richard Donner.

Bibliografia:

“Il signore delle mosche”, di William Golding.

“La scoperta della lentezza”, Sten Nadolny.