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ma come si fa, a farsi scintillanti di quotidianità?

per molti autori del novecento la riflessione  e la critica sul linguaggio costituiscono un momento di decisiva importanza. Andrea Zanzotto è uno di quelli che riesce ad andare ancora oltre: egli si colloca dapprima in un punto defilato ( prima ragione della sua originalità) rispetto al clima post ermetico degli anni 50 nei quali esordisce, per poi affermarsi pienamente con la produzione più sperimentale ed innovativa degli anni 60. Per lui, la lingua è nella società massificata, il luogo massimo dell’ inautenticità e dell’ alienazione, soprattutto per l’ uso sconsiderato che ne fanno i mass media, annullando quasi il rapporto tra significato e significante. Ma d’ altro canto la lingua è pur sempre depositaria della vastità dell’ esperienza umana, anche relativamente alle varie fasi dello sviluppo psichico individuale. La fiducia di andrea nella poesia, vista la mancanza di garanzia della possibilità di recuperare veramente, è quindi pur sempre posta in discussione. A volte sceglie l’ uso del dialetto, modi propri del linguaggio infantile (il petel), con balbettii ed onomatopee : un aspetto giocoso e creativo del linguaggio che lo colloca in una dimensione decentrata rispetto all’ ordinario. La poesia con lui ha questo carattere e potenzialità di “spostamento” da tutto ciò che è normalizzante e usurato. In questo senso la sua concezione del linguaggio , trasforma la realtà linguistica quasi in un evento biologico. In “Beltà”, per esempio il linguaggio è paragonato alla stratificazione del bosco e “Al mondo” è da considerarsi  uno dei piccoli tesori del Novecento sepolti. O passati in sordina, rispetto ad altri autori.

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.

Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.

        Su, Münchhausen.

Zanzotto cerca di dare un senso al mondo, come il tentativo paradossale del Barone di Munchhausen che voleva uscire dalla palude tirandosi da solo per i capelli: un voler inseguire affannosamente un senso oggettivo del mondo, ma senza alcuna garanzia di poterlo davvero conquistare.

Nonostante ciò però bisogna prender esempio da Nino (“ Nino e gli anni Ottanta”, altra celebre poesia) e cioè stabilire con il paesaggio intorno a noi, un rapporto sempre rinnovato e significativo, per sfuggire all’ alienazione causata dalla civiltà industrializzata, “riacutizzando” l’ infinito mistero della vita per coglierlo nella sua autenticità.

BIBLIOGRAFIA:

Ti consiglio Andrea, se non lo conosci ovviamente.

Ma anche Beckett, Robbe-Grillet,Kerouac,Ginsberg e Burroughs.. giusto per dare una sbirciata a cosa succedeva nel mondo tra gli anni 50 e 60 e ai movimenti d’ avanguardia che si diffusero in quegli anni.

Leggere apre la mente: ne sono sempre più convinta..

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