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ma com’ è che si fa una rivoluzione?

La rivoluzione? Si fa con le parole.

Quando un nuovo progresso cambia drasticamente tutto nella nostra quotidianità, provoca una rivoluzione. Questo termine deriva dal “revolvere” latino, che significa girare rivolgere, inerente orginariamente  al moto di un astro all’ interno di un sistema di due corpi celesti.

 Oggigiorno siamo abituati ad associare questa parola e il suo significato a qualcosa che si fa con la forza: per citare uno su tutti lo stesso Mao Zedong scrisse “ la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con altrettanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”. 

Sicuramente Mao aveva le sue ragione per esprimere questo concetto, sicuramente molti saranno daccordo, ma fin dalla notte dei tempi, da che mondo è mondo, la rivoluzione, quella vera si fa con le parole. Chi è piu forte di un letterato o un poeta che infrange i dogmi dell’ espressione quotidiana, che attaccando parole e forme  dimostra di poter contraddire e dichiarar guerra al sistema in un suo punto vitale, quello del linguaggio? Certo, non tutti ci riescono. Già nella vita quotidiana si distinguono pluralità di voci, differenze di tono, critiche implicite (espresse attraverso i fatti) ed esplicite (fatte coi commenti).

ho sempre pensato che se mi fossi limitata a leggere ciò che mi dicevano di dover leggere, a pensare ciò che la maggioranza pensava, allora sarei stata uguale agli altri. non che ci sia nulla di male, per carità. ma il mondo è talmente vasto e incredibile che ho sempre avuto la sensazione che sennò mi sarei persa qualcosa.

Il primo autore del quale voglio parlare nacque a genova il 9 dicembre del 1930. Poeta,  critico, intellettuale e rivoluzionario, che ha fatto parte del Gruppo 63 ( dopo esser stato inserito nell’ antologia dei Novissimi, 1961) il suo nome è  Edoardo Sanguineti. In lui a esser poste  al centro della rivoluzione sono proprio le strutture linguistiche e quelle forme letterarie che altri usavano come semplici strumenti espressivi.  Sanguineti consegna ai posteri non una neutrale fotografia della realtà  ma un suo stravolgimento totale operato attraverso uno sperimentalismo formale mai esistito prima. Il caos delle pagine non hanno più, quindi,  con lui un semplice  valore di documento, ma lo spessore dichiarato di una vera denuncia.

Negli anni 50,  mentre l’ impegno dei letterati, soprattutto neorealisti , era indirizzato alla sola scelta dei contenuti e delle tematiche,ma per lo più utilizzavano la struttura del romanzo tradizionale,  la sua penna, su tutte, si contraddistingue per l’ estrema originalità. Una penna che è come una spada, perché anziché  riferirsi utopisticamente ad un nuovo mondo da creare, svela gli orrori della civiltà capitalistica, riproducendone, attraverso il linguaggio, l’ insensatezza e lo squallore, vale a dire “la palude” dell’ alienazione.   Ciò che altri autori utilizzano come semplici mezzi espressivi , strutture linguistiche e forme letterarie , vengono dal poeta genovese invece sabotati, dando vita ad una vera rivoluzione: quella di scrivere non “dentro le regole” ma contro di esse.  La crisi dei valori alternativi rispetto al capitalismo e la crisi dell’ intellettuale impegnato, rappresentano per lui una crisi in assoluto della cultura e dei valori intellettuali.  Egli infatti non concepisce una funzione intellettuale e culturale senza un impegno diretto nella società.

Una delle sue poesie piu significative è in realtà una parodia della struttura stessa dell’ insegnamento, scritta nel 1982, dal titolo “questo è il gatto con gli stivali”.

 All’ apparenza la poesia si  presenta con un aspetto positivo e costruttivo, dato dalla struttura didascalica e priva di coerenza, scaturita dalle circostanze in cui viene ambientata: un  momento del rapporto col figlio e della sua educazione.  Unendo i libri e i riferimenti culturali della scrivania del poeta ai giochi di suo figlio, il destinatario Alessandro,  Sanguineti addita e  spiega gli oggetti che sono loro davanti, dicendone prima il nome  e poi spiegandone le caratteristiche. Ed ecco,la genialità del poeta:  ogni cosa, benchè diversa dalle altre citate e definita in maniera originale, rimanda ad un solo significato, quello  della legge del profitto. Sanguineti riesce con questo escamotage ad esprimere le sue convinzioni politiche di impronta marxista: la denuncia del denaro come equivalente universale capace di ridurre tutta la realtà a merce.

E il risvolto tragico è che, l’ imporsi di un unico valore, quello del denaro, determina il trionfo del nulla: alle guerre e alle banche, il poeta affianca i cimiteri e libri di storia, come metafora di un passato ormai privato del suo senso stesso.

 questo, la prima parola con la quale inizia il componimento  viene scritta minuscola, alludendo alla casualità dell’ esordio, sottolineando un carattere caotico e non organizzato nell’ elenco che poi seguirà. In realtà appare evidente che di casualità non si puo parlare con Sanguineti anzi. Gli stessi due punti con i quali egli sospende il componimento, denotano la volontà e la possibilità di ampliare all’ infinito questi esempi, denunciando la crisi e l’ insensatezza nella civiltà capitalistica. Ad un lettore inesperto a proposito di Sanguineti suggerirei un’ altra poesia che è la Ballata della guerra, che sprona a lottare contro le guerre  e la loro logica, per aderire alla prospettiva politica marxista della lotta di classe. Pone l accento quindi sugli interessi che producono le guerre, definendo “monumenti indecenti” quei monumenti che rappresentano come fatti gloriosi, eventi che invece hanno avuto solo un significato di interesse per pochi, provocando dolore e morte per molti.

“Questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco
fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti pagina, Alessandro,
ci vedi il denaro:
questi sono i satelliti di Giove, questa è l’autostrada
del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
Latini Aevi Carolini, sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola di Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massetere,
è il parto: ma se volti foglio, Alessandro, ci vedi
il denaro:
e questo è il denaro,
e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono i cimiteri
con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro cassette
di sicurezza, e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente: “

Bibliografia:

Segnalibro, Sanguineti (Feltrinelli 1982)

Discografia:

Le nuvole, De André

Una risposta su “ma com’ è che si fa una rivoluzione?”

chiedo scusa, ma riguardo alla rivoluzione in senso marxista, questa doveva essere una azione di rottura radicale col passato, per una questione filosofica, in quanto si riteneva che le tesi di Hegel di un progresso infinito basato sulla triade tesi, antitesi, sintesi, se applicate alla storia del capitalismo non potevano funzionare, e la contrapposizione fra padroni e operai avrebbe portato ad una rottura radicale, senza una sintesi.
Era una questione di necessità storica, e non una questione di una particolare istigazione alla violenza da parte degli appartenenti al marxismo.

Interessante il suo articolo su Sanguineti e la rivoluzione marxista portata avanti con la forza delle parole e della grafica.

La rivoluzione grafica del movimento futurista del primo novecento si rivolse pero’ in senso esattamente contrario, e fu veicolo di diffusione del consenso al movimento fascista.

Anche il fascismo fu una smentita alla quieta e ottimistica filosofia hegeliana: tesi, antitesi, sintesi. Esso fu una rottura radicale.

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